Scegliere il silenzio, per la classe politica, equivale a dichiarare bancarotta. La lettera di Michele, il 30enne friulano che si è suicidato perché stanco di avere una vita precaria, avrà sollevato un dibattito a cena, tra amici o in famiglia. Ma di dichiarazioni di esponenti politici se ne contano appena una manciata.
